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Giovedì 13 dicembre 2007

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Che la tragedia della Thyssen rappresenti un punto di partenza

E’ duro titolare un pezzo in questo modo, specialmente all’indomani di quei risarcimenti che nulla rappresentano per chi è rimasto mutilato degli affetti. Alla fine il dio denaro dalla “d” minuscola, ha calato il sipario su una rappresentazione tragica cominciata quasi 3 anni fa.
Ma siamo lontani. Siamo lontani dall’azzerare il contatore nero della nostra associazione e siamo andati ancora più distanti, quando, notizia di ieri, per le 4 famiglie degli operai morti in Umbria è arrivata un’assurda richiesta di risarcimento danni da parte dell’azienda in cui lavoravano. Allora ho pensato: facciamo della Thyssen un punto di partenza e della Umbria Olii una nuova battaglia da combattere.
Pochi sanno di questa storia, ma somiglia tragicamente a quella di Torino. A Campello del Clitunno, il 25 novembre del 2006, 4 dipendenti di una ditta esterna furono dilaniati carbonizzati in seguito all’esplosione provocata da una saldatrice che stavano utilizzando. Gli operai furono investiti dalla detonazione dei silos che contenevano esano, un idrocarburo fortemente infiammabile. L’amministratore delegato del colosso umbro che si occupa della raffinazione di olii vegetali, ha dichiarato che a provocare il disastro furono gli operai stessi, in quanto l’utilizzo improprio della fiamma ossidrica fu la causa di danni per 35 milioni di euro. Mettiamocela bene in testa questa cifra; tanto valgono i silos con l’esano, le mancate misure di sicurezza e soprattutto le inchieste contro quel manager così “coraggioso”. 35 milioni di euro chiesti a familiari, figli e mogli. Ecco perchè la Thyssen Krupp deve rappresentare un punto di partenza per dire a chi amministra; “Niente lavoro senza sicurezza”.
Quel documento così forte, quelle immagini amare, devono essere utilizzate a scopo didattico affinché si inculchi, nelle scuole, nelle RSA delle aziende, negli ambienti politici, cosa significa la mancata sicurezza sul lavoro. E’ un appello che deve raggiungere tutti; questa sinistra che deve ricominciare un dialogo da basso e i sindacati che hanno l’obbligo di tutelare la 626, gli operai iscritti e non. Qui da Art.21 deve partire l’appello morale, la diffusione di quel documento video e utilizzarlo per affrontare più determinati le battaglie come quella della Umbria Olii. Abbiamo chiesto alla RAI di mandare in onda in prima serata “Invisibili”, con la speranza che, chi di dovere, recepisca e si impegni a trasmetterlo. Io, da operaio, chiedo alle organizzazioni di categoria di fare una giornata sul tema della sicurezza del lavoro, con la proiezione del documento. Mi appello ai segretari nazionali, che già in passato hanno risposto alle battaglie di Art.21. Dobbiamo farlo, fortemente sostenerlo e soprattutto non smettere mai di parlarne.

 
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