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Giovedì 13 dicembre 2007

L'osservatorio sulla stampa di oggi giovedì 13 dicembre 2007


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Redazione

L'uso militare dell'uranio impoverito ha indirettamente causato la morte di 45 militari e civili che hanno operato in Kosovo e gravi patologie ad oltre 500 persone, "voglio che la Commissione si impegni affinchè ciò non sia lasciato nel silenzio": ha esordito così - citando i dati dell'Osservatorio militare degli ultimi sette anni - la senatrice del Prc Lidia Menapace presidente della Commissione Parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito, incontrando oggi i giornalisti nella sala stampa del Senato. Tra i presenti la senatrice Franca Rame (Idv), anche lei nella Commissione.

Menapace, intervenuta per illustrare le linee guida della Commissione, mentre i lavori sono da poco iniziati, ha sottolineato che si tratta di una 'sua' conferenza stampa e non dell'intera commissione, e che in futuro - se necessario - ce ne saranno molte altre. La pacifista senatrice di Rifondazione vuole esporsi in prima persona sulla questione che da anni rimane irrisolta. "Si tratta di persone giovani, riceviamo lettere strazianti - ha proseguito la senatrice - è prima di tutto di un debito etico: non se ne occupa nessuno. Non si può mettere in primo piano il sacrificio di alcuni, e vergognarsi di altri".

"L'esistenza di patologie anomale tra i militari dei contingenti impiegati nelle missioni all'estero, nei pressi dei poligoni di tiro e dei siti di stoccaggio delle munizioni, è stata riscontrata con certezza - ha spiegato la senatrice Lidia Menapace - le patologie non sono direttamente riconducibili all'utilizzo diretto di proiettili all'uranio impoverito, ma piuttosto, ai possibili effetti delle nanoparticelle di minerali pesanti che in seguito alle esplosioni si disperdono nell'ambiente".

"Un canale di dialogo e ascolto sarà tenuto costantemente aperto con le associazioni che rappresentano le vittime e i loro familiari", ha garantito Menapace. Alla conferenza ha partecipato anche Falco Accame, presidente dell'Ana-Vafaf, associazione che sostiene i familiari dei militari deceduti: "Dicono che in Libano non è stato usato l'uranio impoverito - ha raccontato - ci è stato detto che faranno un esame del suono, ma sappiamo che, come fu per la Bosnia, potranno esplorare ben poco".

"Durante i lavori della Commissione lo scorso anno abbiamo chiesto più volte i dati (dei militari malati) - ha fatto notare il responsabile dell'Osservatorio militare, il maresciallo Domenico Leggiero (lui in Bosnia c'è stato cinque volte) - in un anno la Difesa non ci ha mai risposto". Pare inoltre che, durante la raccolta di informazioni, un ragazzo abbia ammesso che il 70 per cento dei colleghi che hanno operato in zone di guerra abbia subito un intervento alla tiroide. Questi dati - ha precisato Leggiero - non sono riconosciuti dallo Stato in maniera ufficiale.

La Commissione darà per acquisiti i risultati ottenuti nella passata legislazione, dalla stessa Commissione presieduta dal senatore Paolo Franchi, riguardo i dati epidemiologici sulle vittime decedute o gravemente ammalate per l'esposizione all'uranio impoverito. Ma c'è una novità: "Le indagini della nuova Commissione saranno allargate - ha dichiarato la Presidente Menapace - oltre che al personale militare interessato, anche alle popolazioni civili nei luoghi di guerra e nelle zone adiacenti alle basi militari in Italia".

I tempi sono stretti. Si attendono risposte. Menapace ha invitato i cittadini o esperti in materia a scrivere direttamente alla "Commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito" 

 
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