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Giovedì 13 dicembre 2007

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Amianto: la lobby al lavoro

Dal libro di François Malye “Amiant: 100 000 morts à venir” riportiamo il resoconto di una riunione dei vertici dell’industria mondiale dell’amianto. Verbali di riunioni simili sono agli atti del processo di Torino. Vale la pena di ricordare che già nei primi anni 60 era scientificamente accertata la relazione tra l’amianto e varie patologie tumorali.
 
 
1971 : GLI INDUSTRIALI SI ORGANIZZANO
Il 24 e il 25 novembre 1971 gli industriali americani e inglesi, attaccati dalla stampa e dagli scienziati, convocano una conferenza a Londra con i loro omologhi europei per insegnare loro a difendersi e ad organizzare delle lobby in grado di tutelare i loro interessi. Si tratta di un documento di cinquanta pagine ma in questa sede ci limiteremo a pubblicare l’introduzione e le conclusioni. Questi brani sono sufficienti ad illustrare gli obiettivi che gli industriali intendono perseguire per continuare ad utilizzare l’amianto.
 
CONFERENZA INTERNAZIONALE DELLE ORGANIZZAZIONI PER INFORMARE IN   MERITO ALL’AMIANTO
Londra, 24-25 novembre 1971
 
Come sapete si tratta di una conferenza di lavoro che si tiene in un momento critico della storia dell’industria dell’amianto. Nel nord America, in Gran Bretagna e in altri paesi europei la stampa, la radio e la televisione stanno scatenando violenti attacchi contro l’amianto e le sue utilizzazioni. In questi paesi, ma anche in molti altri, i responsabili politici cominciano ad interessarsi da vicino delle normative relative all’amianto. In merito all’inquinamento ambientale l’interesse si sta appena risvegliando. E’ proprio di questi temi che discuteremo nel corso di questa conferenza.
 
 
COMMENTO FINALE E RIASSUNTO DI M.F.Howes, presidente della conferenza
 
Dal momento che è impossibile riassumere una giornata e mezza di dibattito in pochi minuti, per concludere mi limiterò semplicemente ad esprimere il mio punto di vista.
 
  1. Una vasta gamma di esperienze
La gamma di situazioni è ovviamente ampia. Da situazioni relativamente tranquille, come in Belgio, in Italia, in Germania e in Francia si va all’estremo opposto con situazioni di grave conflitto, come negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, mentre gli altri paesi si collocano più o meno tra questi due estremi.
 
  1. Una tranquillità temporanea
Nell’ascoltare i problemi che l’industria dell’amianto deve affrontare negli Stati Uniti, in Olanda, in Danimarca e, naturalmente, in Gran Bretagna, ho l’impressione che prima o poi le pressioni aumenteranno in tutti i campi. E secondo me questo accadrà presto. Il mio è dunque un invito molto serio a prepararvi fin da subito ad affrontare un pesante intervento da parte delle autorità pubbliche e a respingere attacchi sempre più violenti. Vi sarete senz’altro resi conto anche voi, com’è già successo ai nostri colleghi americani e a noi, che il tempo non lavora in nostro favore.
  1. Le norme
Per quanto riguarda le future normative nazionali mi sembra assolutamente auspicabile che voi cerchiate di partecipare alla loro elaborazione attraverso le vostre organizzazioni. Se non fosse possibile partecipare direttamente, assicuratevi almeno la possibilità di discutere liberamente fin dall’inizio le misure previste. In Gran Bretagna abbiamo avuto la fortuna di avere un’organizzazione attiva e rispettata come il Consiglio per la ricerca sull’asbestosi quando la nuova legislazione era ancora in fase di progetto. Senza il Consiglio, creato di sana pianta dall’industria dell’amianto, le norme britanniche sarebbero state molto più draconiane. Si tratta di un elemento di cui dovrete tener conto quando deciderete in merito al futuro ordinamento delle vostre diverse organizzazioni in materia di amianto e a tale proposito faccio presente la proposta di aiuto avanzata ieri sera da M.Hardie, ma anche dalla BBA, Cape e da altre filiali del Consiglio per la ricerca sull’asbestosi.
  1. Problemi di informazione
In materia sono convinto che anche se la situazione attualmente sembra calma, non lo sarà a lungo. Gli attacchi possono provenire (e in modo improvviso) da varie parti: giornalisti o medici del lavoro che operano nei vostri paesi, articoli scientifici esteri redatti da personaggi come il dott. Selikoff o Rattray-Taylor (illeggibile), oppure dai sindacati. Questi attacchi possono essere diretti contro alcuni prodotti dell’amianto, come il floccaggio o la coibentazione, ma possono anche avere come obiettivo l’amianto nel suo complesso. E questi attacchi giocheranno sempre di più sui timori relativi all’ambiente.
 5 -Preparate le vostre difese
 
Vi invito ad organizzare le vostre difese fin da ora-
Ad esempio:
  1. Attrezzatevi con un’organizzazione in grado di far fronte agli attacchi futuri. (Il film realizzato a New York illustra molto bene come possono essere violenti, ingiusti e dannosi questi attacchi).
  2. C’è un comitato di azione che disponga dei fondi necessari ma anche di competenze tecniche e mediche?
  3. Sarà in grado questo comitato di rispondere a tutti gli attacchi, che si tratti di cemento-amianto, di tessuti di amianto, di prodotti coibentanti, di guarnizioni dei freni, ecc.? State certi che gli attacchi non risparmieranno nessun prodotto.
  4. Importante: avete già scelto un Bill Raines (USA) o un Wilfred Howard (R.U.) come portavoce, che sia adeguatamente preparato per questo compito?
  5. Siete in contatto con consulenti in pubbliche relazioni in grado di darvi dei buoni consigli? E questi consulenti conoscono a fondo i problemi che dovrete affrontare sia nei luoghi di lavoro sia a livello di ambiente?
  6. Disponete della documentazione necessaria, come ad esempio l’opuscolo “L’amianto – sicurezza e controllo”?
 
Tutto ciò richiederà tempo e denaro, ma secondo me è indispensabile. E ricordate che il Consiglio per la ricerca sull’asbestosi e il Comitato di documentazione in materia di amianto sono a vostra completa disposizione.
 
 6 - La massima del “can che dorme”
 
Non crediate che voglia criticare quel che le vostre organizzazioni hanno fatto fino ad oggi. La massima “non destare il can che dorme” è assolutamente appropriata quando le cose procedono lentamente e l’interesse dell’opinione pubblica e della stampa è assopito. Ma i cani si possono svegliare di colpo, far sentire la loro voce e mostrare i denti. E una volta svegli non si addormentano più! In Gran Bretagna abbiamo imparato la lezione, come sono certo sia accaduto anche ai nostri amici negli Stati Uniti. Il nostro apprendistato è stato duro e forse siamo in grado di risparmiarvi qualche sofferenza. Dovrete prepararvi per tempo.
 
 
Conclusione
Spero che anche voi, come me, pensiate che questa conferenza sia stata utile, per cui potremmo prevedere di organizzarne un’altra diciamo tra 18 mesi o due anni. Possiamo riparlarne. Da parte nostra siamo pronti a farcene carico e ho l’impressione che questa volta saranno almeno undici i paesi che chiederanno di parteciparvi.
Intanto voglio sperare che i legami di amicizia che abbiamo stretto in questi due giorni saranno utili a tutti e non dimenticate che siamo pronti ad aiutarvi in qualunque modo fosse necessario.
 
 
(Traduzione di Roberta Clerici)


 
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