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Giovedì 13 dicembre 2007

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Il processo alla Eternit

INTERVISTA ALL'AVVOCATO DI PARTE CIVILE, SERGIO BONETTO
di Raffaele Siniscalchi

In questo processo a rispondere dei danni provocati dall’ amianto sono i proprietari della Eternit. Come è stato possibile portarli davanti a un tribunale?
C’è un articolo del cosiddetto “pacchetto Damiano” che consente espressamente di estendere a tutti i procedimenti giudiziari che riguardano infortuni sul lavoro l’ imputabilità delle società. La società che ha tratto giovamento economico dai reati commessi dai suoi amministratori, viene così a trovarsi in una condizione simile a quella di un imputato nel processo penale. Ovviamente la società non può essere messa in prigione, ma corre il rischio di sanzioni significative sia sul piano economico sia sul piano amministrativo. Potrebbe essere condannata a pagare sanzioni da un milione e mezzo per ogni caso di morte oltre ai risarcimenti e a altre sanzioni come, per esempio, vedersi bloccate le possibilità di vendere prodotti.

Perciò il processo  che si celebrerà a Torino rappresenta un evento esemplare e costituirà un punto di riferimento per quelle realtà che, in tutto il mondo, sono state coinvolte e danneggiate dalla produzione dell’amianto. Perché la sua singolarità è data anche dal fatto che imputati sono esclusivamente i due proprietari dell’azienda: gli svizzeri  Schmideiny e il barone belga Louis Cartier de la Marchienne. In genere queste vicende vedono coinvolti i quadri aziendali dal caporeparto fino agli amministratori, invece in questo caso le imputazioni sono a carico delle due figure apicali cui viene contestato il disastro doloso cioè di avere coscientemente costruito una macchina che ha prodotto un disastro. Si sta considerando di costituire parte civile in questo processo di Torino la Ban asbestos network che è l’associazione mondiale delle vittime dell’amianto che ha sede a Londra per danno morale; parteciperanno avvocati da tutt’Europa che nei loro paesi, d’intesa con le associazioni locali, hanno già promosso delle azioni legali.

Dagli anni ’60 è conclamato l’effetto cancerogeno dell’amianto. Peraltro, Stephan Schmidheiny, che al momento è uno dei guru dello sviluppo sostenibile, già nei primi anni 70 scriveva: “quella dell’amianto è un’industria senza futuro perché progressivamente c’impediranno di lavorare”. Negli stessi anni i vertici Eternit tenevano periodiche riunioni di lobby, delle quali ci sono verbali che sono agli atti del processo,   per controllare quanto accadeva nel mondo che potesse minacciare l’industria dell’amianto e effettuare gl’interventi specifici sui singoli stati per evitare l’introduzione di leggi volte a impedire la lavorazione e la commercializzazione dei manufatti con amianto.   

Il peso economico di queste famiglie è terribile: hanno patrimoni alla Berlusconi, hanno un potere enorme. Tenevano anche molto alla loro immagine.Avevano istituito il premio per la pace Eternit: le ultime due personalità a cui l’ hanno dato… ci sono le fotografie di Stephan Schmidheiny che stringe loro la mano, sono stati Kofi Annan e Romano Prodi.
Il premio esiste ancora ma ora si chiama Max Schmidheiny. È intitolato al padre di Stephan, che era  il proprietario dell’ Ethernit Germania. In questo stabilimento durante la guerra c’era un lager interno e un campo di lavoro forzato dove hanno lavorato prigionieri di guerra di tutta l’Europa, anche italiani.
È un processo importante e delicato che ha richiesto tempo per essere istruito. Il materiale processuale che il magistrato ha messo insieme riempie 150 faldoni. 

Qual è lo scopo di “Eternit in collera”?
“Eternit in collera” sono le realtà europee che hanno avuto fabbriche Eternit che si stanno riunendo in associazione. Le Eternit  Europa facevano capo – fanno capo quelle che esistono ancora – ai due soggetti presenti nel processo, il barone belga Louis Cartier de la Marchienne e la potente famiglia svizzera Schmidheiny. Si erano divise l’ Europa in zone d’ influenza: una costituita da Svezia, Danimarca, Germania, Svizzera, Italia era  degli svizzeri; l’altra  costituita da Olanda, Belgio, Francia, Spagna e Portogallo era del belga. Noi li abbiamo tutti e due in questo processo. Il processo è quindi molto forte dal punto vista giudiziario e da quello simbolico. La proposta di associarsi è partita dai francesi della Mutuelle de France  per manifestare in tutta Europa il giorno del processo. E per far partecipare rappresentanti di tutte le Eternit d’Europa a quel processo. La prima uscita l’ abbiamo fatta a Berlino il 10 dicembre col patrocinio della CGIL Germania e della DGB nel luogo in cui c’era lo stabilimento Eternit, nel quale, durante la guerra, lavoravano prigionieri di diverse nazionalità, anche italiani.  Qui abbiamo fatto una discussione aperta alla quale hanno partecipato anche alcuni ucraini superstiti del gruppo di lavoratori-prigionieri.  

Faremo, promosso dalla regione Piemonte, tra fine gennaio e la prima decade di febbraio un incontro delle Eternit d’Europa. Ci sarà un gemellaggio tra un dipartimento parigino, St. Denis, dove c’erano gli stabilimenti Eternit e la regione Piemonte. E saranno invitati gli altri stabilimenti.


 
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