di Elisabetta Reguitti
Se è vero il detto popolare secondo il quale "errare è umano ma perseverare è diabolico" in alcune aziende si potrebbe iniziare a sentire l’ acre odore di zolfo… perché basta ascoltare i discorsi delle donne e degli uomini delegati Rsu ed Rls per capire che ci sono dinamiche d’infortunio, a volte mortali, che si perpetuano con una frequenza, per l’appunto, diabolica. E’ il caso delle cadute dall’alto nel settore edile ma lo è anche per alcuni "eventi dolosi" (dicono gli esperti) che si verificano nel comparto siderurgico e per determinati processi produttivi. "Finchè si parla di pericolo è difficile che ci si occupi in modo spontaneo di prevenzione" – commentano Luciano Togno e Davide Piantoni due consulenti tecnici di igiene e sicurezza sul lavoro -.
"E’ come la “storia” della goccia di acqua per terra che tutti coloro che lavorano in una fonderia sanno che può rappresentare un vero pericolo perché dove è presente un metallo fuso ad una temperatura superiore ai 1500 gradi può innescare una reazione tanto forte da provocare un violentissimo scoppio".
I due esperti non si limitano ad illustrare i processi chimici provocati dal contatto tra un materiale incandescente e una fonte di umidità ma aggiungono come talune lavorazioni comportino dei rischi prevedibili. E’ il caso degli impianti siderurgici in cui si producono le vergelle: barre dritte di ferro dal diametro ridotto. "Si sono verificati due casi di incidenti mortali le cui dinamiche, in base alle relazioni effettuate, sono risultate molto simili" raccontano descrivendo il processo durante il quale la vergella incandescente entra in un canale tubolare che si muove secondo un moto rotatorio. Ma che succede quando disgraziatamente la barra incandescente fuoriesce dalla propria corsa e dalla parte opposta c’è un lavoratore addetto al controllo e alla verifica delle vergelle?
"Due incidenti mortali praticamente identici sono troppi per considerare questi infortuni solamente una tragica fatalità" irrompono Togno e Piantoni. Le assemblee unitarie dei delegati Rsu e Rls sono forse una delle poche possibilità di conoscere anche solamente l’esistenza delle spesso frammentarie realtà produttive locali. Lo sono le testimonianze che si susseguono nel corso dell’incontro e lo sono le parole della delegata di un’azienda di presidi medico chirurgici che dopo aver lamentato l’oggettiva difficoltà di dialogo con i vertici aziendali racconta come il ripetersi di alcuni movimenti continui e senza pause defaticanti possa provocare gravi malattie muscolo scheletriche la cui anamnesi risulta praticamente sconosciuta ai fini della classificazione delle patologie presenti nelle tabelle Inail.
Solamente garantendo l’informazione sui rischi – consegnando il documento di valutazione agli Rsu e ai Rlst – si può procedere ad una effettiva realizzazione di una politica aziendale di vera salvaguardia e tutela del lavoratore" sta scritto nel documento a sostegno di una piattaforma territoriale per la salute e la sicurezza sul lavoro presentato dai vertici Cgil, Cisl e Uil Brescia che, dopo le 4 ore di astensione dalle attività produttive di giovedì 3 maggio, sono tornati a parlare e discutere di infortuni sui luoghi di lavoro e malattie professionali. Prendendo spunto dalla piattaforma dei metalmeccanici è stata avanzata la proposta di inserire nella programmazione delle assemblee annuali un’ ora in più specifica su salute e sicurezza condotta da Rsl.
Un modo in più per garantire la tanta auspicata cultura della sicurezza che, secondo il in nuovo Testo Unico verrà inserita anche come materia nei piani di studio a partire dalle scuole di secondo grado. Ma i rappresentanti dei lavoratori hanno anche chiesto di destinare/rassegnare alla prevenzione il 5 per cento delle risorse sanitarie come previsto anche nel piano sanitario triennale 2006/2008.